Il nuovo sito internet del carcere, più visibilità e più dialogo

21 Ottobre 2013

State "navigando" nel nuovo sito internet del carcere di Torino. Non temete, non c'è alcun rischio... Potrete uscirvi..., dopo aver conosciuto un mondo che forse non immaginavate. Dopo aver incontrato sofferenza e voglia di riscatto, errori e passi giusti, e storie di uomini e donne nelle quali tutti possiamo anche specchiarci. Troverete in queste pagine pure una tenace volontà di aiuto, di sostegno, persino di carità, accanto al doveroso compito della custodia. Una città dentro la grande città di Torino, una parte della città di Torino, non la discarica umana di ciò che non va, da lasciare lì, da dimenticare.

Quella che avete aperto è la versione aggiornata e completamente rivisitata del sito internet del carcere avviato il 25 gennaio del 2002 e che - mettendo in rete l'istituto - in undici anni di vita ha, in qualche modo, aperto una finestra sul mondo carcerario e permesso un dialogo con l'esterno. Da oggi vogliamo che questo obiettivo sia ancora più marcato, e che il dialogo-incontro tra il dentro e il fuori di questa comune società umana sia più ricco di contenuti e di testimonianze. In modo trasparente e sincero. Se riusciremo in questo obiettivo lo dovremo anche all'aiuto e al sostegno di alcune importanti istituzioni torinesi: la Regione Piemonte, in primis, che ha creduto e finanziato questo restyling del sito, ma anche la Compagnia di San Paolo, con l'elargizione di significativi contributi, e infine, il Politecnico di Torino, partner qualificato di questo progetto, e l'agenzia Sharp Consulting Comunicazione

Rileggendo la presentazione con la quale accompagnavamo la nascita del primo sito internet della casa circondariale di Torino (intitolata, non bisogna mai dimenticarlo, a due vittime del terrorismo, gli agenti di polizia penitenziaria Giuseppe Lorusso e Lorenzo Cutugno) non ci sorprende il constatare la piena attualità dei motivi che ci avevano spinto in questa, oggi rinnovata, impresa. Dare, per esempio, visibilità e informazioni rispetto a una realtà e a una funzione dello Stato generalmente poco conosciuta, anche se titolare di una delicata missione: gestire la pena e la custodia cautelare in carcere delle persone in attesa di giudizio. Questa, infatti, è la mission della casa circondariale torinese. Un "gestire la sofferenza" che, in entrambi i casi, deve essere improntata al rispetto del diritto e della dignità umana. Contingenze di vario tipo sfidano questi principi, ma questo è il nostro obiettivo, sempre e comunque.

È giusto ricordarlo, perchè il nostro tentativo di dare visibilità riguarda anche la professionalità di tutti coloro che, incardinati o meno nell'amministrazione penitenziaria - compresi, dunque, gli uomini e le donne dell'amministrazione e della polizia penitenziaria, i tantissimi volontari che ogni giorno varcano la soglia del carcere per attività di assistenza, ricreative o formative, e le aziende impegnate in progetti lavorativi - contribuiscono con il loro fare e le loro sensibilità a dare corpo ai principi che ci animano in questo luogo. Aver affrontato questi anni, con l'idea di fare sistema all'interno del carcere e di procedere analogamente con la società esterna, ha prodotto risultati che ci paiono concreti, solidi, tangibili.

Il richiamo al ruolo del mondo esterno per il carcere, è riuscito ad attrarre risorse importanti e di varia natura nei campi del lavoro, della salute, dell'assistenza, della cultura e dello sport. Questo confronto ha modificato la vita interna, costringendo il carcere a tener conto delle esigenze dei nuovi "attori" di questa "scena". Tutto questo ha rappresentato, e continua a farlo, una crescita complessiva del sistema e, di conseguenza, un modo nuovo, almeno per una parte delle persone detenute, di scontare la pena. Un modo sicuramente più conforme allo spirito espresso dall'articolo 27 della Costituzione italiana a proposito delle finalità dell'esperienza carceraria.  Molto rimane ovviamente da fare, ma ci sembra di aver imboccato la strada giusta. Si tratta, quindi, di aumentare questa "contaminazione", sino a rendere il cosmo chiuso di una realtà di detenzione in un luogo sociale, consapevoli che senza tale apporto è impossibile dare alla pena quel connotato risocializzante che gli è proprio per legge.

Un ringraziamento sentito va, infine, a chi ha sostenuto tutti i nostri tentativi mettendo del proprio nella ri-nascita di questo sito internet: dall'ex assessore regionale alla polizia locale, Luigi Sergio Ricca all'ex rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo, dall'ex assessore regionale alla polizia locale, Elena Maccanti, e al suo successore, Riccardo Molinari, fino al direttore del corso di Ingegneria del cinema del Politecnico di Torino, Mario Ricciardi. E grazie anche ai consulenti e tecnici esterni, così come agli esperti interni al carcere, amministrativi e agenti di polizia penitenziaria, che hanno contribuito con idee e testi.

Un grazie sentito anche a Luigi Gariglio, autore di tutte le fotografie di questo rinnovato sito, e al regista Davide Ferrario, autore di film e video dedicati al mondo carcerario. Il loro è stato ed è un contributo fondamentale per valorizzare il lavoro compiuto quotidianamente da coloro che operano all'interno dell'istituto e che, grazie a questo sito rinnovato, avranno la possibilità di dialogare con la rete sul significato, le difficoltà, le ambizioni e la tensione morale del loro impegno e del loro vivere dietro queste mura.

 
Pietro Buffa
ex direttore della Casa circondariale Lorusso e Cutugno
 
Francesca Daquino
vicedirettrice ed ex reggente
 
Giuseppe Forte
attuale direttore del carcere torinese