Mission

Gli Istituti penitenziari si distinguono in Italia, innanzitutto, in relazione all’età delle persone ospitate. Ci sono istituti per adulti e per minorenni, ma quanto ai primi, va fatta un'ulteriore distinzione: tra case circondariali e case di reclusione, per tenere conto della categoria giuridica delle persone ristrette.  

Tale distinzione risulta fondata sull’esigenza, prevalentemente giuridica, di mantenere una sostanziale differenza di trattamento tra coloro che siano stati riconosciuti colpevoli di un reato in seguito a una sentenza irrevocabile (condannati) e coloro che siano, invece ancora in attesa di una decisione definitiva (imputati, a loro volta distinti in giudicabili, appellanti e ricorrenti), in base al riconosciuto principio, solennemente affermato nell’articolo 27 comma 2 della Costituzione italiana, che nessuno può essere considerato colpevole se non come esito di una sentenza passata in giudicato.

Dal punto di vista sostanziale, ciò che distingue, però, i vari Istituti di prevenzione e di pena è, in realtà, la loro vocazione “custodialistica” o “trattamentalista”, a seconda che siano anteposte  le esigenze strettamente  "securitarie" a quelle rieducative e risocializzanti. Come sancito infatti dall’articolo 27 comma 3 della Costituzione, “le pene inflitte non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, assicurandone al tempo stesso la custodia nel periodo di espiazione della sanzione penale definitivamente irrogata dalla competente autorità giudiziaria o allorquando sussista il fondato pericolo che il soggetto accusato di una fattispecie criminosa possa nuovamente portarla a compimento, possa nuocere al normale corso delle indagini inficiandone il regolare svolgimento, oppure darsi alla fuga.

A ben vedere, il disposto del precetto costituzionale rappresenta la “mission” di ogni Istituto penitenziario, la giustificazione stessa della sua esistenza, il suo scopo ultimo. Nei vari Istituti, pero', cambiano le modalità operative e strategiche finalizzate a realizzarla.

 

La Casa circondariale "Lorusso e Cutugno"

Pur cronicamente afflitta da una grave condizione di sovraffollamento carcerario e caratterizzata da un grande turn-over, la Casa circondariale "Lorusso e Cutugno" si è da sempre contraddistinta per la sua vocazione al trattamento, dando notevole impulso agli elementi previsti dall'articolo 15 dell'ordinamento penale attraverso i quali (principalmente lavoro ed istruzione) si realizza. Qui, e' stato anche elaborato un variegato e ricco ventaglio di offerte trattamentali il più possibile mirate e aderenti ai bisogni dei ristretti, in modo da alleviare e rendere al tempo stesso proficuo il periodo di privazione della libertà personale.

Per quel che concerne, ad esempio, l’istruzione e la formazione, nell'Istituto delle Vallette (dotato di una ricchissima biblioteca)  sono organizzati sia corsi di alfabetizzazione, precipuamente rivolti a detenuti stranieri presenti in numero assai cospicuo, sia corsi scolastici finalizzati al conseguimento della licenza di scuola media inferiore, gestiti dalla scuola “Croce Morelli”. Uno dei fiori all’occhiello nel panorama didattico inframurario è poi costituito dal corso triennale per “Operatori dell’industria del mobile e dell’arredamento”: i requisiti per accedervi sono stabiliti da un bando su base nazionale (aperto, dunque, anche a detenuti provenienti da altri Istituti), le cui relative istanze sono vagliate da una apposita Commissione interna. L’obiettivo del corso è, in particolare, di far sì che l’allievo acquisisca un adeguato patrimonio di conoscenze e capacità tecniche relative al settore per cui intende lavorare, approfondendo le problematiche della produzione industriale in cui il detenuto potrebbe ricollocarsi una volta tornato libero. Degno di menzione è, inoltre, il Polo universitario presente nel padiglione E, destinato ad ospitare detenuti particolarmente motivati che vogliano raggiungere il più alto grado di cultura nelle Facoltà di Giurisprudenza e di Scienze politiche. A loro vengono assicurati tempi, modi, assistenza e sostegno economico che possano risultare confacenti alle loro rispettive esigenze.

All’interno della Casa circondariale “Lorusso e Cutugno”, si conferma l’attenzione al lavoro, nelle sue diverse diramazioni: sono attive sei cooperative esterne nelle quali gli stessi detenuti contrattualizzati, potrebbero, in un futuro, trovare posto in modo da rendere operativo l’auspicato processo di reinserimento sociale. Tra le lavorazioni presenti, il confezionamento dei pasti, la falegnameria industriale, la torrefazione del  caffè, la serra, la realizzazione di accessori femminili. In tutto, sono attualmente impegnate più di trenta unità lavorative.

Altro fondamentale obiettivo del nostro Istituto è, poi, quello di stimolare nel detenuto una profonda riflessione sulle condotte antigiuridiche compiute, rendendolo pienamente consapevole degli errori commessi. In che modo? Creando le condizioni adeguate di contesto che possano farne emergere le qualità possedute, ma non ancora utilizzate, perché, sfruttandole appieno, possa cambiare stile di vita, condividendo e rispettando quelle regole in passato infrante.

Nel nostro carcere è stato, al riguardo, recentemente introdotto il modello anglosassone dei “peer supporter” che prevede lo svolgimento di un’attività di sostegno da parte degli stessi detenuti a favore di compagni di carcere che versino in particolari situazioni di disagio. L’intento di una così ambiziosa iniziativa - forse l’unica attuata a tale scopo in ambito nazionale - è, nella fattispecie, quello di valorizzare le capacità di ascolto e di solidarietà delle persone detenute, prestando una proficua attività di sostegno nell’ambito del gruppo dei pari che possa efficacemente coniugarsi con le previste azioni istituzionali a favore della prevenzione del disagio detentivo, senza per questo volerle sostituire.  

In definitiva, i vari sforzi profusi dall’Istituto e dai numerosi operatori operanti al suo interno risultano focalizzati ad accompagnare nel necessario percorso di revisione critica prima, e nel voluto processo di reintegrazione sociale poi, chi, avendo perpetrato un reato, è finito dietro le sbarre: costui, dal canto suo, dovrà utilizzare gli strumenti forniti in modo da poter compiutamente riannodare i fili della sua esistenza, orientandola verso una nuova fase di assoluta autonomia e di crescita personale.