Lavoro

Per molti anni nella storia dell'uomo il binomio "carcere-lavoro" ha evocato un'immagine legata ad una sorta di primitiva giustizia "riparativa". Lavoro obbligato, duro, spesso forzato oltre ogni umana tolleranza, portatore di quel surplus di sofferenza che appagava la coscienza dei "giusti" e affliggeva il condannato nella mente e nel corpo, con buona pace per ogni supposto aspetto nobilitante.

Dalla metà del secolo scorso l'avvento dei nuovi sistemi di produzione e di organizzazione, l'intervento di nuovi fattori di regolamentazione a tutela dei diritti dei lavoratori e l'introduzione di una più evoluta concezione della pena, hanno portato a riconsiderare la funzione del lavoro rispetto alla persona detenuta.

Oggi, alle soglie del III° Millennio, il lavoro è diventato una "risorsa rara" e, come in gran parte della società, il problema è presente in tutta la sua gravità anche nei penitenziari.

Infatti, se da un lato può apparire sconveniente consentire l'accesso "facilitato" di un condannato a quella scarsa risorsa -per tutti così difficile da conquistare-, dall'altro non si può non considerare che occorrono comunque strumenti in grado di promuovere percorsi di riabilitazione per coloro che si prevede vadano reintegrati nella società una volta scontata la propria pena.
Una condizione peraltro di forzata quiescenza, alla quale rimanesse sottoposto suo malgrado il condannato, non sarebbe portatrice di altro che frustrazione e aggiuntiva sofferenza. Basti pensare all'enorme dilatazione del suo "tempo vuoto", all'eccessivo ozio indesiderato, alla mancanza di possibilità espressive, all'impossibilità del suo riscatto morale e sociale e, non ultimo, alla totale mancanza di quei mezzi minimi di sostentamento economico da destinare ai bisogni primari che non sempre possono venire adeguatamente soddisfatti dalle amministrazioni.

Un problema, quello del lavoro in carcere, del tutto attuale, che non può essere risolto dalle sole amministrazioni penitenziarie, le quali, al momento, altro non hanno potuto fare se non adeguarsi a soluzioni già applicate nella società civile, vale a dire la frammentazione delle offerte possibili in forma di "part-time".
Le possibilità di lavoro oggi esistenti all'interno della struttura penitenziaria sono quelle riportate nella tabella a lato.
Opportunità umili, spesso indirizzate alla copertura di quelle esigenze funzionali delle strutture stesse che non sarebbe conveniente delegare ad appaltatori esterni. Occupano, spesso a turnazione, non più di 212 detenuti sui 1.300 presenti mediamente in istituto.

Le remunerazioni economiche di queste occupazioni equivalgono ai 2/3 del minimo stabilito nelle contrattazioni di categoria, anche se, essendo l'impiego orario generalmente dimezzato per ampliare la disponibilità di posti, la mercede è, nella maggior parte dei casi, non superiore ai 200 € mensili. Cifra questa che viene utilizzata nella quasi totalità per onorare le spese di giustizia, pagare una quota di mantenimento carcerario (di circa cinquanta Euro mensili), consentire le telefonate ai familiari, sostenere i parenti all'esterno, ed infine acquistare eventualmente alcuni generi di conforto -anche alimentare- ordinando da un elenco curato dalla Direzione.

Inevitabile che per lunghi periodi dell'anno molti detenuti, primi fra tutti gli immigrati, versino in condizioni di totale indigenza, costretti a pesare sui bilanci delle proprie famiglie, quando queste sono disponibili, o delle attenzioni caritatevoli del cappellano e dei volontari, che a fatica riescono a soddisfare le innumerevoli istanze quotidianamente rivolte loro.

Considerato quanto sopra, l'orientamento che in questi ultimi anni si sta delineando per fronteggiare tanta carenza va in direzione di ricercare all'esterno opportunità lavorative assolvibili dai luoghi di detenzione (previa una minima ed indispensabile formazione) ed investire comunque risorse ed energie nella offerta di corsi ed attività formative finalizzate all'apprendimento di competenze spendibili in futuro.

[Testo redatto da due persone detenute in questo istituto]