Il lavoro in carcere

L'impresa in carcere, le ragioni di un investimento

Il reinserimento socio-lavorativo di soggetti detenuti ed ex-detenuti è un percorso complesso ed articolato che sta impegnando la Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” in una collaborazione ormai consolidata, ma con ulteriori spazi di crescita, con i soggetti del territorio. L'obiettivo è affrontare la tematica della persona detenuta ed ex detenuta in un ottica di sussidiarietà: la Città di Torino, che ha istituito la figura del Garante dei diritti delle persone private della libertà, la Provincia di Torino, la Camera di Commercio di Torino, l’Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo. È importante guardare al carcere non solo come al luogo di espiazione della pena, ma anche come ad un’occasione di formazione e recupero, nella convinzione che un diverso utilizzo della detenzione sia un primario interesse di tutti i cittadini e in particolare delle stesse forze economiche produttive.

La scelta di avviare un’attività di impresa negli istituti di pena è senza dubbio complessa, non solo per l’elaborazione del piano di fattibilità, ma anche per il risvolto sociale che l’iniziativa stessa rappresenta. Servono capacità e competenze, che nel tempo dovranno essere aggiornate ed accresciute, ma soprattutto deve essere presente una forte motivazione. Un’impresa che persegue l’obiettivo del profitto soddisfacendo anche le attese sociali ed ambientali del contesto in cui vive, fa una scelta aziendale di responsabilità sociale e di solidarietà, ma anche di sviluppo perché difficilmente si costruisce una società avanzata senza rapporti inclusivi anche con i soggetti che sono al margine della società.

Perché scegliere di lavorare con i detenuti?

Il lavoro rieduca. Il lavoro, nell’ordinamento penitenziario italiano, ha un ruolo centrale nel processo rieducativo e di risocializzazione del condannato (legge 375/75, art. 15). Permette di contrastare le giornate vuote e oziose in cella, offrendo un senso di utilità al detenuto, coinvolto in un’esperienza autenticamente produttiva e professionale.

È una risposta concreta al bisogno di sicurezza sociale. La scelta eticamente responsabile di un’impresa che decide di iniziare un’attività all’interno di un carcere, o di avviare al lavoro esterno un detenuto, ha importanti e positivi risvolti in vista del fine pena e del reinserimento sociale dei detenuti. Il suo prioritario valore aggiunto è la ricaduta positiva in termini di risposta al bisogno di sicurezza sociale, all’interno degli Istituti di Pena e, soprattutto, nel mondo libero.

Contribuisce alla crescita della società civile. L’apporto del lavoro fuori e dentro il carcere si rivela estremamente importante come strumento di contrasto rispetto ad una forma di disagio tendenzialmente sconosciuto o rimosso. È una scelta aziendale di responsabilità sociale e di solidarietà, perché come ha detto un imprenditore: “Non possiamo costruire una società avanzata senza instaurare rapporti forti anche con gli elementi che sono ai margini della società, proprio perché più ci sono margini nella società e meno è forte la società1.

È un vantaggio concreto per l’impresa. Per contro, ogni detenuto che venga assunto porta con sé indubbi benefici per l’azienda: in termini contributivi, di riduzione di costi, di immagine, di relazioni, di motivazioni. Un intenso lavoro legislativo ha delineato nuovi strumenti e azioni per la creazione e la gestione del lavoro nelle carceri e per l’inserimento lavorativo fuori delle mura di cinta.

È una scelta praticabile. Grazie allo snellimento delle procedure e dei meccanismi di agevolazione avviare iniziative imprenditoriali che coinvolgano persone in esecuzione penale è oggi più semplice, gratificante e vantaggioso. Il lavoro carcerario può essere svolto sia collocando l’impresa all’interno degli Istituti di pena, sia accogliendo i detenuti in sedi lavorative all’esterno della cinta muraria da parte di imprese pubbliche, private e cooperative.

Con quali garanzie? Come stabilito dalla Legge 193/2000, la cosiddetta Smuraglia, e dai successivi decreti attuativi, le imprese pubbliche o private e le cooperative che intendono avviare un’attività all’interno di un Istituto di pena sono garantite dalla stipula di un’apposita convenzione con l’Amministrazione Penitenziaria. La convenzione regola l’utilizzo in comodato gratuito dei locali e delle attrezzature eventualmente già esistenti nell’Istituto e stabilisce i diritti e i doveri delle parti, le modalità di avviamento al lavoro, le norme rispetto alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei locali, il trattamento retributivo dei detenuti, la responsabilità civile eccetera.

Quali sono gli impegni? L’impresa si impegna naturalmente a rispettare le normative previste dalla Contrattazione collettiva nazionale. Sia il tipo di attività che le modalità di svolgimento sono sottoposte a controllo dell’Amministrazione penitenziaria per quanto attiene la sicurezza. Il materiale e le attrezzature potranno essere introdotte in Istituto previa autorizzazione ed ispezione da parte della Direzione.

 

1 Giornata di studi “Carcere: non lavorare stanca” – 9 maggio 2003, Casa di Reclusione di Padova.