Cena "stellata" dietro le sbarre a Torino per i dieci anni di Pausa Cafè

22 Dicembre 2014

La cocotte al tartufo arriva bollente servita da camerieri che indossano una divisa semplice, una t-shirt con la scritta “Sono in ..pausa caffè”: sul loro viso si legge la tensione di chi affronta la prima, importante prova di una professione, quella del cameriere di sala. A guardarsi intorno, con quelle 150 persone sedute ai rispettivi tavoli, quasi non ti ricordi di aver lasciato documenti e telefonino per fare ingresso alla Casa circondariale ”Lorusso-Cutugno” di Torino e per raggiungere quella enorme sala sita all’interno del padiglione E, dove regna il regime di custodia attenuata.

La serata è stata organizzata lo scorso 24 novembre per festeggiare i dieci anni di “Pausa Cafè”, la cooperativa che produce non solo caffè all’interno della Casa Circondariale torinese, ma anche birra e pane con lievito madre presso la consorella di Alessandria. Marco Ferrero, il Presidente della Cooperativa, racconta il senso di una sfida lunga dieci anni, con ben 40 dipendenti di cui la metà detenuti:”abbiamo voluto festeggiare questo compleanno- dichiara con orgoglio- con questa cena stellata organizzata da chef che vengono da tutte le regioni”.

Fuori dalla sala Leo, 28 anni, cerca di imparare come si tolgonocon una sola mano  i piatti dal tavolo dopo le portate, mentre gli chef impiattano un delicatissimo risotto “The egg”. A seguire, per deliziare il palato dei presenti, vengono serviti brasato di fassona alla birra, purè di sedano, cavolo nero e pinkels di noci, con il corredo di Pan gnoc, un pane prodotto dalla Cooperativa ed impregnato di spinaci di montagna,il tutto innaffiato da numerose bottiglie di “Vino libero”. In fondo alla sala, a rendere l’atmosfera ancora più allegra provvede il gruppo musicale dei “Pequenas Huellas”, che fa risuonare le melodiose note dei brani più famosi. Tra una portata e l’altra il Direttore dell’Istituto torinese, Domenico Minervini, racconta come quella cena sia il significato di una “pena utile, scontando la quale alcuni detenuti riescono ad affinare le proprie competenze in diversi settori, nei quali potrebbero successivamente trovare collocazione al momento dell’avvio dell’auspicato percorso di reinserimento sociale”.