Inaugurato a Torino “Freedhome”, il primo concept store di prodotti dell’economia in carcere

9 Novembre 2016

Da fine ottobre ha aperto i battenti a Torino, “Freedhome”, un ampio spazio espositivo in via Milano, 2/C nel quale è possibile acquistare prodotti e servizi realizzati all’interno delle carceri italiane. “Si tratta - ha sottolineato il Direttore del carcere di Torino, Domenico Minervini - di un laboratorio perenne di progetti e idee volto a ribadire come l’economia carceraria rappresenti la chiave di volta per ripensare in modo moderno ed efficace il sistema penitenziario italiano”. Per intere settimane detenuti ed agenti di Polizia penitenziaria hanno fatto la spola tra il carcere e via Milano per apportare gli ultimi ritocchi a questo nuovo negozio, elegantemente ristrutturato dagli architetti Marina Massimello e Mukesh Filippo Rosso a pochi metri da Palazzo di Città, dunque in pieno centro cittadino.

Al taglio del nastro, il 27 ottobre scorso - oltre al Direttore della Casa circondariale - erano presenti, ad ulteriore testimonianza dell’importanza dell’evento e della sinergia tra le istituzioni, il Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria, Luigi Pagano, la Garante comunale per i diritti dei detenuti, Monica Gallo, l’Assessore alle pari Opportunità, Marco Giusta, e il Sindaco di Torino, Chiara Appendino, la quale ha voluto rimarcare “la bontà di un progetto iniziato dalla Giunta Fassino e finalizzato ad offrire una grande possibilità di riscatto al sin troppo bistrattato mondo carcerario”. Si tratta in definitiva del primo “concept store” dell’economia carceraria, all’interno del quale troveranno posto e verranno messi in vendita svariati articoli di produzione carceraria provenienti da numerosi istituti italiani e frutto del faticoso lavoro di tredici realtà imprenditoriali operanti in variegati settori che vanno dal design all’abbigliamento.

Tra gli ampi scaffali del negozio torinese di via Milano è comunque il cibo a farla da padrone: si va infatti dalle lingue di gatto sfornate dalla “Banda Biscotti” di Verbania alle paste di mandorla di “Dolci Evasioni” a Siracusa, per poi passare al pane di “Farina nel Sacco” prodotto dai tre panettieri del carcere di Torino, regolarmente assunti dalla Cooperativa Liberamensa che gestisce inoltre all’interno del medesimo contesto detentivo il ristorante recentemente aperto al pubblico dal 21 ottobre scorso (si veda precedente notizia su carceretorino.it). L’elenco sarebbe ancora lungo, ma il messaggio lanciato da “Freedhome” è in realtà un altro: quello di creare cioè un ponte tra il “dentro ed il fuori”, fornendo un importante servizio alla società e favorendo un reale percorso riabilitativo ai detenuti che dovranno rientrarvi una volta saldato il proprio debito con la giustizia.