Storia

 

Nel corso dei secoli, diversi sono stati i luoghi di Torino destinati a carcere. Numerose anche le istituzioni e le persone che aiutavano i carcerati e le loro famiglie.

I luoghi

Ancora nel primo Ottocento le carceri erano un deposito di persone disperate che cercavano in tutti i modi di sopravvivere. L'Arciconfraternita della Misericordia, che già dalla fine del Cinquecento aiutava i carcerati, interveniva portando alimenti e vestiti per il freddo.

"Che orrore si prova entrando in una prigione al veder tanti giovinastri chiusi tra quei ferri, legati come bestie, arrabbiati e consumati dalla fame". diceva San Giuseppe Cafasso.

L'Arciconfraternita accompagnava i carcerati che dovevano essere inviati all'esecuzione confortandoli nelle ultime ore di vita.

 

Rondò della Forca

Il Rondò è un luogo simbolo dove, fino al 1863, si eseguivano le impiccagioni. Nel 1960 è stato posto un monumento a San Giuseppe Cafasso, il "prete della forca". Angelo Brofferio, mentre era racchiuso nel carcere della Cittadella, scrisse un versetto contro il boia di allora, che si chiamava Gasparre Savassa. "Dis, Gasprin, fa nen 'l fol con toa stringa antor al còl" [Ascolta, Gasparino, non fare lo stupido con la tua corda attorno al (mio) collo].

Il sistema cellulare

Nell'Ottocento anche in Italia si cominciò ad estendere nelle carceri l'utilizzo del sistema cellulare. Per sistema cellulare s'intende la detenzione delle persone in isolamento totale in piccolissime celle dette cubicoli.

La prima applicazione del sistema cellulare risale al 1677 nel Granducato di Toscana; nel 1703 lo Stato Pontificio, con Clemente XI, seguì l'esempio del Granducato di Toscana modificando il carcere di San Michele in Roma e trasformandolo in casa di correzione a regime di segregazione notturna, con l'obbligo di lavoro e studio diurno.