Storia

Le Nuove

Il carcere giudiziario "Le Nuove" di Torino viene costruito sotto il regno di Vittorio Emanuele II, tra il 1857 e il 1869, per sostituire il carcere criminale di Via S. Domenico, il carcere correzionale di Via Stampatori, il carcere delle forzate di Via S. Domenico e il carcere delle Torri presso Porta Palazzo per le condannate.

Anche "Le Nuove", progettate dall'architetto Giuseppe Polani, fin dalla loro apertura nel 1870, furono concepite come carcere ad isolamento totale. La segregazione individuale, che venne formalmente introdotta dal decreto regio del 27 giugno 1857, prevedeva l'utilizzo di una cella singola per ogni detenuto affinchè si garantisse l'effettivo isolamento diurno e notturno dello stesso.

Le celle de "Le Nuove" erano 648, lunghe 4 metri, larghe 2,26 e alte 3; disponevano di una finestra posta all'altezza di 2 metri e 10 dal pavimento, a forma di "bocca di lupo" per vedere soltanto il cielo. La superficie complessivamente occupata era di 37.634 metri quadri, perimetrata da due muri di cinta alti cinque metri, con quattro torricelle, tredici bracci, sei cortili per il passeggio e due cappelle, una per gli uomini e l'altra per donne.

Il suo primo direttore, Marinucci, per conciliare l'isolamento imposto dal sistema cellulare con le esigenze di scolarizzazione, sfruttando il particolare sistema ideato per assistere alla S.Messa, consentì di utilizzare la chiesa interna anche per le lezioni. I detenuti seguivano pertanto le lezioni, anche in questo caso tenute dai volontari dell'Arciconfraternita, dalle piccole celle progettate per la partecipazione individuale alle funzioni religiose.

...egli era maestro a Torino, e andò per tutto l'inverno a far lezioni ai prigionieri, nelle Carceri Giudiziarie. Faceva lezione nella chiesa delle carceri, che era un edificio rotondo, e tutt'intorno, nei muri alti e nudi, vi son tanti finestrini quadrati, chiusi da due sbarre di ferro incrociate, a ciascuno dei quali corrisponde di dentro una piccolissima cella. Egli faceva lezione passeggiando per la chiesa fredda e buia, i suoi scolari stavano affacciati a quelle buche, coi quaderni contro le inferriate... (De Amicis, "Cuore", Il prigioniero)

Nonostante il lungo e acceso dibattito promosso negli anni a venire anche da illustri studiosi ed intellettuali, i detenuti continuarono ad essere trattati secondo regole penitenziarie rigide e severe praticamente fino alla caduta del fascismo.

La struttura architettonica de "Le Nuove" non subisce infatti modificazioni significative fino al 1945. Solo a partire da allora si registrano lenti ma progressivi cambiamenti, grazie anche alle proteste dei detenuti che chiedono il rispetto dei principi fondamentali della nostra Costituzione.

Negli anni Cinquanta vengono ampliate le finestre delle celle, si creano intercapedini fra il terreno e i muri dei vari bracci, si apre il nido per i figli delle detenute, si aggiunge la Sezione Penale adiacente Via Pier Carlo Boggio, si attivano corsi professionali dipendenti dall' I.P.S.I.A. "Plana", viene ristrutturata prima la cappella della Sezione femminile e nel 1955 parte della cappella destinata ai detenuti.

Il vecchio carcere giudiziario "Le Nuove", destinato inizialmente agli imputati e ai condannati con pena non superiore ad una anno, ha visto poi in realtà, nel corso di oltre un secolo di storia, soggiornare in circostanze e condizioni alterne, soldati disertori della guerra 1915-18, operai della Fiat arrestati nel "biennio rosso", oppositori al regime fascista, partigiani, deportati, ebrei ed altri soggetti sottoposti alle leggi razziali e, dopo la Liberazione, alcuni appartenenti al regime appena caduto; in decenni più recenti vi hanno soggiornato mafiosi, terroristi, "tangentopolisti"; in ogni epoca, una variegatissima gamma di devianti e trasgressori a vario titolo e livello.

Un campionario di umanità dolente e apportatrice di dolore, da cui potrebbe derivare un'impressionante galleria di storie rimaste spesso anonime, ma non per questo meno tragiche o prive di significati.

Il 14 marzo 2001 è stato costituito il comitato Nessun uomo è un'isola, dal 2005 divenuto giuridicamente Associazione Onlus, in risposta ad una motivazione ideale e con riferimento all'incertezza sulle sorti del complesso architettonico ex Casa Circondariale "Le Nuove" di Corso Vittorio Emanuele 127. Il 9 aprile 2009 è stato sottoscritto atto di permuta in forza di cui il Comune di Torino ha acquistato la proprietà del complesso immobiliare Le Nuove, ad esclusione di alcune parti rimaste di proprietà statale. L’associazione Nessun uomo è un'isola è concessionaria di alcuni locali de Le Nuove destinati a percorso storico-museale ove si svolgono visite guidate.