Il liceo artistico entra in carcere, per riconquistare un rapporto corretto con la bellezza

30 Ottobre 2013

È partita a settembre un’esperienza pilota in Italia: un liceo artistico all’interno della casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino rivolto ai detenuti con condanne definitive per reati attinenti la sfera sessuale (sex offender). Sono una ventina i frequentanti, iscritti al primo anno - scelti tramite un bando nazionale -, grazie a un accordo tra ministero dell'Istruzione e quello della Giustizia e una conseguente intesa tra la casa circondariale e il primo liceo artistico di Torino che ha messo a disposizione i suoi docenti. Il modulo didattico prevede 34 ore la settimana su cinque giorni. Si tratta di un biennio sperimentale finanziato dalla Compagnia di San Paolo. I locali della scuola sono stati realizzati dagli stessi detenuti del carcere torinese.

Obiettivo ideale dell'iniziativa, rieducare al rispetto dell'altro. Una rivalorizzazione della persona umana, utile a quanti, con le violenze, hanno compiuto atti che hanno deturpato il senso della bellezza. L'iniziativa è nata da un'idea dell'ex direttore Pietro Buffa e attuata dall'attuale responsabile dell'istituto, Giuseppe Forte e se l'esperimento avrà buon esito sono previste forme estensive del progetto col proseguimento degli studi in campo artistico per le persone con fine pena o interessate ad alternative alla custodia in carcere. Un ponte, dunque. con l’esterno, come tutte le attività di studio e di lavoro che vengono attuate nel carcere di Torino, da costruire, in questo caso, attraverso l’educazione all’arte. Un’attività con una forte valenza “trattamentale” per una particolare tipologia di detenuti.
 
Filomena Greco