In un libro voci dal carcere contro la violenza sulle donne

1 Aprile 2015

“La violenza sessuale, razziale, di genere, e tutte le altre forme di discriminazione e di violenza in una cultura non posso essere eliminati senza modificare la cultura stessa”. Nel grande dibattito su come fronteggiare la violenza alle donne, il problema culturale, che sta al fondo di tutto, non è spesso sottolineato a dovere. Ma lo ha fatto questo detenuto della Casa circondariale di Torino in un pensiero contenuto nel volume “Giù le mani dalle donne – voci dal carcere” pubblicato per iniziativa del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – Provveditorato regionale del Piemonte e della Valle d’Aosta, del Distretto 30 dello Zonta International e dell’associazione “Ovale oltre le sbarre” che si occupa della squadra di rugby attiva nel carcere torinese.

Il libro, in oltre duecento pagine di pensieri e riflessioni, offre uno spaccato di quanto sia forte negli uomini il rispetto per la donna e di come ci sia anche in carcere ripugnanza verso ogni forma di violenza nei loro confronti. Infatti a pagina 163 del libro un detenuto dice che la violenza sulle donne è qualcosa di “abominevole”. Un dato confortante…, ma il problema di fondo è veramente culturale, che va oltre l’assegnazione alle donne di un ruolo, quello tradizionale di madri e di pilastro delle famiglie. E’ la dignità in sé e per sé della donna che la frase del detenuto sulla questione culturale mette al centro del dibattito. Il punto, allora, è costruire un cambiamento, come scrive un altro detenuto, a pagina 125: “Possiamo migliorare. E fare in modo che questo atto di indecenza possa diminuire sempre di più”. “Basta con il femminicidio: un uomo – aggiunge un altro ancora – non è tale solo perché possiede una donna; queste creature vanno difese, amate e accudite perché sono il dono più grande che Dio ci ha donato. A tutte le donne, grazie di esistere”.

Nella prefazione, Giancarlo Caselli, definisce la testimonianza di questi detenuti “utile anche sul piano della prevenzione generale”. “E’ bello e utile pensare che questi pensieri siano fioriti in carcere, è speranza della speranza”, sottolinea Enrico Sbriglia, provveditore regionale. E lo Zonta international spiega che il libro “sarà un esempio importante per altri uomini”. “Andare a meta si può – scrive Walter Rista, presidente di Ovale oltre le sbarre, proprio mettendo in gioco il rispetto e la lealtà, anche verso le donne”.