L'Arcivescovo di Torino vicino ai detenuti e agli agenti di polizia

24 Dicembre 2013

E' ancora forte l'eco dell'ultimo incontro che l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, ha avuto con i detenuti e gli agenti della polizia penitenziaria, con direzione e personale della giustizia, la vgilia di Natale. Nell'omelia alla messa Nosiglia ha subito collocato la sua visita nel contesto dei fatti accaduti a dicembre nella casa circondariale: "È, quello di quest'anno, un Natale diverso, perché veniamo da una grave tragedia che ha colpito questa Casa e tutti voi dirigenti, agenti, personale e detenuti: la morte dell’ispettore Giampaolo Melis e dell’agente Giuseppe Capitano. A loro e alle loro famiglie va anzitutto il nostro pensiero e la nostra preghiera e a tutti noi la volontà di aiutarci sempre a vincere ogni scoraggiamento e ad affrontare più uniti e solidali le pene e le sofferenze anche interiori che ciascuno porta dentro di sé, e che feriscono spesso più di quelle fisiche". "Vi porto - ha aggiunto - il saluto e la benedizione del Signore, che viene a salvarci dal peccato e da ogni male: egli si fa uno di noi per condividere fino in fondo la nostra sorte. Questa mia visita vuole significare l’affetto che, come Vescovo, nutro verso ciascuno di voi, che siete cari al mio cuore, perché voi detenuti vivete in situazioni di grave sofferenza e siete bisognosi del perdono e della misericordia del Signore, e voi agenti svolgete un lavoro a volte pesante e stressante, che può esasperare gli animi e chiudere il cuore alla speranza".

L'arcivescovo ha indicato un punto di forza: "Sono qui a Natale per dirvi che dalla fede in Gesù possiamo trarre forza e vigore nel guardare alle fatiche, solitudini e difficoltà di ogni giorno con la fiducia di poter contare sul suo aiuto di fratello e salvatore. Il Natale infatti vuole dirci che Gesù Cristo, il Dio con noi, che ha preso su di sé tutte le nostre miserie e sofferenze, ci ha liberato e salvato dal peccato e vive oggi qui in mezzo a noi, è veramente il Dio con noi, che sempre ci avvicina e ci conforta con la sua amicizia e la forza del suo Spirito di liberazione e gioia interiore". "Gesù vuole incontrarci uno ad uno", ha sottolineato mons. Nosiglia, affermando che "anche il tempo trascorso in carcere è tempo di Dio e, come tale, va vissuto; e' tempo di riscatto e di redenzione dalla colpa commessa; tempo di fiducia per poter riprendere il cammino della vita rinnovati!". L'arcivescovo ha poi concluso con un invito: "Quanti hanno il potere di rendere la vita in carcere più umana e dignitosa, per sostenere cammini di redenzione e di purificazione, aiutino ciascuno di voi a riscattarsi dal male commesso e a prepararsi per ritornare nella società accettato come persona nuova, disponibile a contribuire, con il proprio apporto positivo, al progresso e alla crescita di un mondo più giusto e pacifico".

Adriano Moraglio