Tra la Sindone e i detenuti c'è un "albero della vita"

18 Giugno 2015

"L’Albero della vita" è stato collocato il 27 maggio scorso lungo il percorso di avvicinamento al Duomo di Torino. Si tratta di una splendida scultura realizzata da un artista detenuto presso la Casa Circondariale di Torino nell’ambito del laboratorio di espressività artistica promosso dall’Associazione La Brezza. L’opera, con anima in ferro e rivestimento in argilla, pesa circa 300 kg e misura 310 cm, con una base di 330 cm di diametro ed ha trovato sistemazione nei primi metri del percorso verso la Sindone, precisamente sotto l’arco dei Giardini Reali. “L’Albero della vita - ha spiegato l’autore dell’opera Francesco G.- rappresenta un sogno che si sta realizzando, raffigura lo slancio verso la vita, il percorso dell’uomo e la sua evoluzione attraverso la fatica del vivere, sino al raggiungimento del Divino. E’ il simbolo del pentimento, dell’amore e del perdono da cui può rinascere la speranza”. "Nell’Albero- aggiunge Michele V. che ha collaborato alla sua realizzazione - è presente la mia stessa anima, è oramai diventato una parte di me e del mio cammino spirituale”.

Non a caso si è scelto di sistemare la scultura lungo il cammino dei pellegrini verso la Sacra Sindone, come sottolinea Lucia Sartoris, Presidente dell’Associazione promotrice. ”La nostra finalità- continua la Sartoris- rimane infatti quella di dimostrare alla società che anche dal carcere, dalle ferite e dagli errori può risorgere una vita”. L’Associazione di ascolto La Brezza opera in particolare da anni all’interno del penitenziario torinese attraverso la proposizione di laboratori artistici che cercano di stimolare la creatività e la libera espressione di tutti coloro che vi partecipano, facendo così riemergere o rafforzare potenzialità artistiche che rimarrebbero altrimenti inespresse. “L’opera-rimarca Maria Parrotta, responsabile del progetto- costituisce il risultato di un anno e mezzo di duro lavoro, frutto della collaborazione di tutti gli attori del mondo carcerario, ossia carcerati, volontari, operatori e dirigenti”. I partecipanti al laboratorio hanno poi fornito un’interessante lettura all’opera che ne è il naturale corollario:”Noi siamo i frutti, cresciamo ognuno con i propri sogni. Sappiamo che l’albero ha una radice sana, nonostante gli sbagli commessi da coloro che hanno concorso a realizzarlo”.

Sotto l’Albero, nei prossimi giorni, sarà posto un quadro, opera di Michele A., raffigurante un bimbo in preghiera ed eseguito in tecnica decoupage. Al progetto, in piena sinergia tra carcere ed istituzioni, hanno attivamente contribuito il Comune di Torino - a cui l’opera è stata donata -, il Comitato dell’Ostensione 2015, il Centro Servizi per il Volontariato Vol-To, la ditta Fagioli, che ha curato il trasporto dell’opera, e l’ingegnere Franco Galvagno che ha infine offerto il suo prezioso contributo professionale volto a collaudarla. .