La pietra scartata

“Se stai nel presente, imparando a cedere alla Sua volontà, molto spesso incomprensibile, nasce qualcosa dentro che va oltre. Dove Dio scrive diritto sulle righe storte della malattia, della sofferenza. Proviamoci insieme ad abitare quell’oltre”

La storia del progetto “La Pietra scartata”

L’origine

Nel 1999, all’interno della Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino, un gruppo di persone detenute all’interno della sezione “collaboratori di giustizia” pensò di avviare un  progetto dal titolo "Un ponte verso Nuovi Orizzonti" con il dichiarato intento di conoscere il mondo del volontariato e i suoi diversi ambiti di intervento, nell’ottica di una voluta forma di “riparazione sociale”. Nella primavera del 2000, nel corso dei primi incontri, si cercò di spiegare alle persone detenute come svolge la propria attività un volontario in ambito sanitario, sociale e culturale. In questo contesto Fratel Marco Rizzonato venne invitato a un intervento sul volontariato e la disabilità. Al termine di due incontri, quattro persone in detenzione gli si avvicinarono domandandogli se loro stessi avessero potuto rivestire il ruolo di volontario presso la struttura della Piccola Casa della Divina Provvidenza a Torino. Trattandosi di collaboratori di giustizia e non essendo possibile tutto questo, pensarono, allora, di inviare dei biglietti di saluto a ogni singola persona diversamente abile ospite della predetta struttura.

Lo sviluppo del progetto

Nell’estate del 2000 Fratel Marco Rizzonato scrisse il progetto “La pietra scartata dai costruttori”. Il progetto prevedeva l’introduzione all’interno del carcere di persone disabili con l’obiettivo di far svolgere attività di volontariato a stretto contatto con le persone private della libertà, affinchè queste ultime potessero, poi a loro volta, ricambiare il favore. Il progetto venne presentato alla Direzione del carcere e ai quattro detenuti che avevano chiesto di aderirvi.

Il progetto inizia il suo cammino

Il 24 gennaio 2001 Fratel Marco Rizzonato, accompagnato da due persone disabili affette da sindrome di Wascher (non vedenti e non udenti) e da due volontari, varcò la soglia della Casa circondariale torinese per dar vita al progetto. L’ingresso nella sezione segnò l’avvio di una nuova attività di volontariato che si poté definire bidirezionale. Le persone disabili insegnavano alle persone in detenzione come comunicare con loro. L’incontro si svolgeva una volta alla settimana. Si portarono all’interno del carcere tutti gli strumenti possibili per questa attività, compresa la stampante braille.

Dopo aver appreso gli strumenti di comunicazione, a luglio del 2001 in una riunione di verifica per vedere che cosa era accaduto, alla presenza del direttore, del funzionario giuridico pedagogico, dell’Ispettore coordinatore del padiglione e dello psicologo, le persone in detenzione chiesero di proseguire l’attività con l’obiettivo di insegnare qualcosa alle persone disabili (ad esempio, corsi informatici in cui i detenuti insegnavano alle persone disabili ad utilizzare il personal computer). Nel frattempo il numero di persone disabili e volontari per l’accompagnamento salì a venti. Dopo un anno si avvertì la necessità di creare un protocollo con la Piccola Casa della Divina Provvidenza, con l’obiettivo di consolidare i rapporti tra i due enti riconoscendo valore a questa esperienza.

Gli obiettivi prefissati possono essere così sostanzialmente riassunti:

  1. intervenire in una situazione a rischio di danno per se stessi e per gli altri;
  2. incentivare la relazione tra persone in detenzione e persone disabili come forma catartica;
  3. accompagnamento ad una maggiore sensibilizzazione sul senso dell'essere gruppo e dell'appartenenza sociale;
  4. sostenere un recupero della personalità migliorando le proprie relazioni tra detenuti, persone disabili, funzionari del carcere e volontari;
  5. migliorare la convivenza all’interno della sezione allo scopo di aiutare le persone ristrette ivi allocate ad intraprendere, in ossequio ai stessi dettami costituzionali, l’auspicato percorso di riscatto e  reinserimento sociale.