Servizi Religiosi

La religiosità in carcere

Sono ormai 18 anni abbondanti che don Alfredo e io, don Piero, prestiamo opera di Cappellani nella Casa Circondariale di Torino "Lorusso e Cutugno".

Personalmente ho vissuto qualche tempo fa questo dialogo con un detenuto:

"Sono 15 anni che ti vedo sempre presente alla messa festiva, non manchi mai. Ora dimmi, se vuoi, prima di essere arrestato andavi a messa la domenica?"
"No, quasi mai"
"E quando sarai in libertà ci andrai?"
"Non lo so".
"Ma allora perchè qui dentro ci vieni sempre?"
"Perchè partecipare alla Messa mi dà speranza, mi dà forza, mi serve ascoltare letture bibliche e cose che forse ho sentito solo da bambino"

Questo episodio in sè piccolo, per me è stato molto significativo, per riflettere un pò sulla religiosità in carcere.

Nella biografia di San Giuseppe Cafasso, esattamente nelle pagine dedicate alla sua opera nelle carceri di Torino, si legge quanto fosse diffusa tra i detenuti una certa religiosità. Visitando il museo presente a "Le Nuove" ci sono fotografie che testimoniano momenti di spiritualità vissuti da molti detenuti guidati da padre Ruggero Cipolla.

E le due Cappelle, quella ampia e solenne della sezione maschile e l'altra piccola e raccolta della sezione femminile, sono esse stesse una testimonianza di tempi dedicati all'incontro con l'Assoluto, al dialogo con Dio, con la Madonna, con quei fratelli maggiori della Fede che sono i Santi.

C'è dunque nella storia del carcere un grande capitolo dedicato alla religiosità tra i muri della detenzione.

Oggi la popolazione detenuta è molto variegata se si pensa che si possono sentire circa 180 idiomi diversi. Sono presenti culture differenti e dunque anche innumerevoli modi di rapportarsi con l'Assoluto, con il soprannaturale, con il divino. E così, mentre per i cattolici c'è la Messa festiva, per i mussulmani ad esempio c'è la preghiera del venerdì, il Ramadan.

In molte celle è presente il Vangelo in più lingue, in altre il Corano.

In 18 anni sono state richieste più di 14.000 copie del Vangelo, circa tremila copie della Bibbia completa, centinaia di libretti di preghiere.

Spesso arrivano sul tavolo dei Cappellani preghiere o poesie religiose inventate dalla sensibilità e dalla fantasia di persone detenute, uomini e donne.

In alcune celle cinque volte al giorno viene disteso un tappetino sul quale si pone in atteggiamento di preghiera un musulmano con il viso rivolto alla Mecca e con varie posizioni del corpo.

Appena noi Cappellani veniamo a sapere della presenza in carcere di una persona di confessione religiosa diversa dalla cattolica, ne diamo notizia al ministro di culto interessato.

Se un detenuto di religione cattolica segnala il nome di un sacerdote suo parroco e animatore spirituale, questi viene subito avvisato.

Or dunque pare si possa affermare con buon margine di certezza che, nel silenzio della propria coscienza, non vi sia persona detenuta che non elevi un Amen, una preghiera o un grido al suo Dio; e anche le bestemmie, in realtà molto rare, sono un pregare all'incontrario perchè sottendono pur sempre un sospiro religioso Forse per molti prima della detenzione non era così, forse a detenzione finita non sarà più così, ma intanto in carcere un anelito verso Dio è molto diffuso. E le radici di questo anelito sono dentro alla preghiera scarna ma efficace di un ladrone che in un lontano venerdì ha ricevuto come risposta al suo anelito questa promessa: "Io ti dico che oggi stesso sarai con me in Paradiso".